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Nuove aree di ancoraggio per impianti sottoperiostei monoblocco personalizzati a fissazione rigida nella riabilitazione dentale dei gravi difetti del mascellare superiore e del distretto mediofacciale
- 4 Agosto 2026
- Pubblicato da: anjaform
- Categoria: Studi Clinici e Case Report
Nils-Claudius Gellrich, Philippe Korn, Philipp Jehn, Fritjof Lentge, Michael-Tobias Neuhaus, Björn Rahlf.
Full text link: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41413547/
Nuove aree di ancoraggio per impianti sottoperiostei monoblocco personalizzati a fissazione rigida nella riabilitazione dentale dei gravi difetti del mascellare superiore e del distretto mediofacciale
1. Riferimento scientifico
- Titolo dello studio: Innovative Landing Zones for One-Piece, Rigidly Fixated Patient-Specific Subperiosteal Implants in Dental Rehabilitation of Severe Maxillary and Midfacial Defects
- Autori: Nils-Claudius Gellrich, Philippe Korn, Philipp Jehn, Fritjof Lentge, Michael-Tobias Neuhaus, Björn Rahlf.
- Rivista scientifica: Head & Face Medicine.
- Anno di pubblicazione: 2025 (articolo Open Access pubblicato nel volume 22, articolo 7, 2026).
- DOI: 10.1186/s13005-025-00549-y.
2. Contesto scientifico
La riabilitazione implantoprotesica dei pazienti affetti da estesi difetti del mascellare superiore o del distretto mediofacciale rappresenta una delle maggiori sfide della moderna chirurgia maxillo-facciale. Tradizionalmente, questi casi vengono trattati mediante ricostruzioni ossee con innesti vascolarizzati o non vascolarizzati, seguite dall’inserimento di impianti endossei. Tuttavia, il successo di tali procedure dipende dalla disponibilità di un volume osseo sufficiente e da condizioni favorevoli dei tessuti molli, requisiti che spesso risultano compromessi dopo resezioni oncologiche, radioterapia o traumi cranio-facciali complessi.
Gli impianti sottoperiostei personalizzati rappresentano una possibile alternativa in queste situazioni cliniche particolarmente difficili. Grazie alla pianificazione digitale tridimensionale, alla progettazione CAD/CAM e alla produzione additiva, è possibile realizzare dispositivi perfettamente adattati all’anatomia residua del paziente. Lo studio introduce un’evoluzione di questo approccio, proponendo nuove aree di ancoraggio localizzate alla base cranica laterale e ai processi pterigoidei, con l’obiettivo di ottenere una stabilità biomeccanica adeguata anche nei casi caratterizzati da grave perdita ossea.
3. Obiettivo dello studio
Lo scopo di questa serie di casi è stato valutare la fattibilità clinica di una nuova configurazione degli IPS Implants® Preprosthetic personalizzati, caratterizzata dall’aggiunta di estensioni implantari dirette verso la base cranica laterale e/o i processi pterigoidei. Gli autori hanno analizzato se queste nuove aree di ancoraggio fossero in grado di garantire una stabilità primaria sufficiente per la riabilitazione protesica di pazienti con gravi difetti del mascellare superiore e del distretto mediofacciale, nei quali i tradizionali pilastri ossei risultavano inadeguati dal punto di vista biomeccanico.
4. Metodologia
Il presente lavoro è una serie di casi osservazionale monocentrica finalizzata alla valutazione di una configurazione avanzata degli IPS Implants® Preprosthetic personalizzati. Sono stati inclusi pazienti trattati tra il 2020 e il 2024 presso la Clinica di Chirurgia Orale e Maxillo-Facciale della Hannover Medical School. Lo studio è stato condotto nel rispetto della Dichiarazione di Helsinki ed è stato approvato dal competente Comitato Etico (protocollo n. 8552_BO_K_2019).
Su una casistica complessiva di 100 pazienti trattati nell’arco di nove anni con impianti sottoperiostei personalizzati, 13 pazienti sono stati selezionati per questa analisi. In tutti i casi, la valutazione biomeccanica mediante analisi agli elementi finiti (Finite Element Method, FEM) aveva evidenziato che le tradizionali aree di ancoraggio del mascellare superiore non erano sufficienti a garantire una stabilità adeguata. Per questo motivo, il progetto implantare è stato modificato individualmente con estensioni dirette verso la base cranica laterale, i processi pterigoidei oppure entrambe le sedi anatomiche.
La pianificazione preoperatoria è stata eseguita mediante immagini CBCT, integrate con una pianificazione protesicamente guidata secondo il principio della progettazione inversa (backward planning). Gli impianti sono stati progettati con tecnologia CAD/CAM e realizzati tramite fusione laser selettiva. Gli outcome valutati comprendevano la stabilità primaria dell’impianto, il successo della riabilitazione protesica, le complicanze intra- e postoperatorie, gli eventuali interventi sui tessuti molli, la comparsa di infezioni, le fratture implantari e il recupero della funzione masticatoria. Il periodo di follow-up variava da 9 a 52 mesi, con un follow-up mediano di 37,5 mesi.
5. Principali risultati
I tredici pazienti inclusi nello studio presentavano condizioni cliniche estremamente complesse. Nella maggior parte dei casi i difetti erano conseguenti a resezioni oncologiche; erano inoltre rappresentati esiti di gravi traumi cranio-facciali, marcata atrofia del mascellare superiore, displasia ectodermica e precedenti insuccessi di ricostruzioni ossee o di trattamenti implantari convenzionali. In tutti i pazienti l’analisi FEM ha dimostrato che le consuete aree di supporto osseo non erano in grado di assicurare una distribuzione biomeccanica adeguata dei carichi, rendendo necessaria l’introduzione di nuove zone di fissazione.
La configurazione delle estensioni implantari è stata adattata alla morfologia del difetto. Otto pazienti hanno ricevuto un’estensione unilaterale verso la base cranica laterale, mentre un paziente con un grave difetto traumatico ha richiesto una fissazione bilaterale. In diversi casi sono state inoltre aggiunte estensioni mono- o bilaterali verso i processi pterigoidei per migliorare ulteriormente la stabilità biomeccanica dell’intero sistema implantare.
Durante il periodo di osservazione non sono stati registrati cedimenti meccanici degli impianti. Tutti i pazienti hanno ottenuto una stabilità primaria sufficiente per consentire la riabilitazione protesica programmata, senza evidenza di perdita secondaria della stabilità né di peri-implantite. Sono stati osservati alcuni episodi isolati di mucosite a carico dei pilastri implantari posteriori. In un caso è stato necessario modificare una barra protesica in seguito al rimodellamento dei tessuti molli, senza compromettere la funzionalità dell’impianto. Un solo impianto è stato rimosso a causa di dolore cronico associato a un’infezione. Durante il follow-up due pazienti sono deceduti per cause non correlate alla riabilitazione implantare descritta nello studio.
6. Analisi clinica
Il principale contributo di questo studio non risiede nello sviluppo di un nuovo materiale implantare, bensì nell’introduzione di un nuovo concetto biomeccanico di ancoraggio per gli impianti sottoperiostei personalizzati. Gli Autori propongono infatti di estendere le aree di fissazione verso la base cranica laterale e i processi pterigoidei, sfruttando strutture ossee che mantengono una maggiore stabilità anche quando i tradizionali pilastri del mascellare superiore risultano gravemente compromessi da resezioni oncologiche, radioterapia o traumi complessi.
Dal punto di vista clinico, questo approccio modifica la strategia ricostruttiva convenzionale. Invece di ricreare preliminarmente un adeguato volume osseo mediante innesti o lembi microvascolari per consentire il successivo inserimento di impianti endossei, il trattamento viene pianificato attraverso un dispositivo completamente personalizzato, progettato per adattarsi all’anatomia residua del paziente e distribuire i carichi masticatori sulle aree ossee ancora disponibili. La posizione, la lunghezza e l’orientamento dei pilastri implantari vengono definiti sulla base della futura riabilitazione protesica e non esclusivamente delle caratteristiche anatomiche del difetto.
Lo studio evidenzia inoltre il ruolo centrale delle tecnologie digitali nella moderna implantologia ricostruttiva. La combinazione di imaging tridimensionale CBCT, pianificazione protesicamente guidata, progettazione CAD/CAM, analisi agli elementi finiti (FEM) e, nei casi selezionati, chirurgia navigata consente di realizzare una pianificazione altamente personalizzata e biomeccanicamente ottimizzata. Secondo gli Autori, questo workflow digitale rappresenta un elemento fondamentale per migliorare la precisione chirurgica e la prevedibilità del trattamento.
È tuttavia opportuno interpretare questi risultati con prudenza. La presente pubblicazione dimostra principalmente la fattibilità tecnica del nuovo design implantare in un numero limitato di pazienti accuratamente selezionati. I dati disponibili non consentono di affermare una superiorità clinica rispetto alle tecniche ricostruttive tradizionali né di raccomandarne un impiego routinario.
7. Applicazioni cliniche
La tecnica descritta dagli Autori è destinata principalmente a pazienti con difetti mascellari e mediofacciali particolarmente complessi, nei quali le tradizionali opzioni implantari risultano impraticabili a causa dell’insufficienza delle normali aree di supporto osseo.
Le principali indicazioni cliniche comprendono:
- ampi difetti del mascellare superiore conseguenti a resezioni oncologiche;
- difetti combinati del mascellare superiore e del distretto mediofacciale, anche in pazienti sottoposti a radioterapia;
- grave atrofia del mascellare superiore con insufficiente stabilità biomeccanica dei pilastri ossei convenzionali;
- esiti di traumi cranio-facciali complessi;
- pazienti con precedenti fallimenti della ricostruzione ossea o della riabilitazione implantare convenzionale;
- percorsi ricostruttivi completamente digitali basati su progettazione CAD/CAM e ottimizzazione biomeccanica personalizzata.
Gli Autori non propongono questo approccio come sostituzione delle tecniche ricostruttive consolidate. Piuttosto, l’estensione dell’ancoraggio implantare verso la base cranica laterale e i processi pterigoidei viene presentata come una possibile opzione terapeutica aggiuntiva per pazienti accuratamente selezionati, nei quali la perdita ossea rende impossibile ottenere una stabilità adeguata con le sedi di fissazione tradizionali. La corretta indicazione richiede una diagnostica tridimensionale approfondita, una pianificazione digitale individualizzata e l’esecuzione del trattamento in centri altamente specializzati di chirurgia orale e maxillo-facciale.
8. Livello di evidenza, limiti e trasparenza
Questo lavoro rappresenta una serie di casi monocentrica, che fornisce un livello iniziale di evidenza clinica sulla fattibilità di un nuovo concetto di impianto sottoperiosteo personalizzato. Trattandosi di uno studio osservazionale privo di gruppo di controllo, randomizzazione o confronto diretto con le tecniche ricostruttive convenzionali, i risultati devono essere interpretati come dati preliminari e non come dimostrazione di superiorità clinica. Il follow-up mediano di 37,5 mesi offre comunque informazioni utili sulla stabilità funzionale a medio termine del dispositivo.
Gli Autori evidenziano alcune importanti limitazioni metodologiche. La principale riguarda la ridotta numerosità del campione, costituito da soli 13 pazienti selezionati da una casistica complessiva di 100 soggetti trattati con IPS Implants® Preprosthetic. Inoltre, la popolazione studiata era fortemente eterogenea, comprendendo pazienti con esiti di resezioni oncologiche, traumi cranio-facciali, grave atrofia del mascellare superiore, displasia ectodermica e precedenti fallimenti ricostruttivi. Questa variabilità clinica limita la possibilità di generalizzare i risultati e impedisce analisi statistiche comparative affidabili.
Per quanto riguarda la trasparenza, lo studio analizza il sistema IPS Implants® Preprosthetic, prodotto da KLS Martin®, che costituisce anche la piattaforma utilizzata per il workflow digitale descritto. Nei documenti disponibili non viene riportata un’esplicita dichiarazione relativa a conflitti di interesse o finanziamenti industriali; pertanto, sulla base delle informazioni fornite nell’articolo, non è possibile formulare ulteriori considerazioni in merito.
9. Punti chiave dello studio
- Disegno dello studio: serie di casi osservazionale monocentrica.
- Livello di evidenza: basso-moderato (case series).
- Popolazione studiata: 13 pazienti selezionati da una coorte di 100 pazienti trattati con impianti sottoperiostei personalizzati.
- Numero di impianti: 13 impianti personalizzati con nuove estensioni di ancoraggio.
- Follow-up: da 9 a 52 mesi (follow-up mediano: 37,5 mesi).
- Endpoint principale: valutazione della fattibilità clinica delle nuove aree di fissazione alla base cranica laterale e/o ai processi pterigoidei.
- Workflow digitale: imaging CBCT, pianificazione protesicamente guidata, progettazione CAD/CAM, analisi agli elementi finiti (FEM), produzione mediante fusione laser selettiva e, nei casi selezionati, chirurgia navigata.
- Risultato principale: in tutti i pazienti è stata ottenuta una stabilità primaria immediata con successo della riabilitazione protesica programmata; durante il follow-up non sono stati osservati cedimenti meccanici degli impianti.
- Complicanze riportate: episodi occasionali di mucosite, adattamento di una barra protesica per rimodellamento dei tessuti molli e un’espiantazione dovuta a dolore cronico associato a infezione.
- Conclusione scientifica: gli impianti sottoperiostei personalizzati con estensioni verso la base cranica laterale e i processi pterigoidei rappresentano una soluzione tecnicamente realizzabile per pazienti selezionati con gravi difetti del mascellare superiore e del distretto mediofacciale.
- Principali limiti: campione ridotto, assenza di gruppo di controllo, popolazione eterogenea e mancanza di studi comparativi.
10. Impatto scientifico
Questo studio contribuisce ad ampliare le conoscenze sugli impianti sottoperiostei personalizzati introducendo un nuovo paradigma biomeccanico per la riabilitazione dei pazienti affetti da gravi difetti del mascellare superiore e del distretto mediofacciale. Il principale elemento di innovazione non consiste nello sviluppo di un nuovo dispositivo implantare, bensì nell’identificazione di nuove aree anatomiche di ancoraggio, localizzate alla base cranica laterale e ai processi pterigoidei, in grado di offrire un supporto stabile quando i tradizionali pilastri ossei del mascellare risultano insufficienti.
Lo studio si inserisce nel percorso di sviluppo degli IPS Implants® Preprosthetic, estendendone l’impiego a situazioni ricostruttive particolarmente complesse. Un aspetto di rilievo è l’integrazione sistematica dell’analisi agli elementi finiti (Finite Element Method, FEM) nella pianificazione preoperatoria. Questo approccio consente di valutare preventivamente la distribuzione dei carichi biomeccanici e di ottimizzare il design implantare in funzione delle caratteristiche anatomiche specifiche di ciascun paziente, rafforzando il concetto di implantologia completamente personalizzata.
La pubblicazione mette inoltre in evidenza il ruolo sempre più centrale dei workflow digitali nella chirurgia ricostruttiva contemporanea. L’integrazione di imaging tridimensionale, pianificazione protesicamente guidata, progettazione CAD/CAM, produzione additiva e chirurgia navigata dimostra come le moderne tecnologie possano aumentare la precisione della pianificazione e favorire trattamenti altamente individualizzati nei casi di maggiore complessità.
Considerato il limitato livello di evidenza disponibile, i risultati devono tuttavia essere interpretati come una dimostrazione di fattibilità clinica (proof of concept). Saranno necessari studi prospettici multicentrici, con casistiche più ampie e confronti diretti con le tecniche ricostruttive convenzionali, per confermare l’efficacia clinica, la riproducibilità e l’affidabilità a lungo termine di questo nuovo concetto implantare.
11. Conclusione editoriale
Questa serie di casi presenta un’interessante evoluzione del concetto di impianto sottoperiosteo personalizzato applicato alla riabilitazione dei pazienti con gravi difetti del mascellare superiore e del distretto mediofacciale. Attraverso l’estensione delle aree di fissazione verso la base cranica laterale e i processi pterigoidei, gli Autori dimostrano che è possibile ottenere una stabilità implantare adeguata anche in presenza di una marcata perdita di supporto osseo. L’integrazione di pianificazione digitale tridimensionale, simulazione biomeccanica mediante analisi agli elementi finiti e produzione CAD/CAM rappresenta un esempio significativo dell’evoluzione dell’implantologia personalizzata nella chirurgia orale e maxillo-facciale.
Sebbene i risultati clinici riportati siano incoraggianti, il livello di evidenza rimane limitato dalla natura osservazionale dello studio, dalla ridotta numerosità del campione e dall’eterogeneità delle condizioni cliniche trattate. Di conseguenza, questa tecnica dovrebbe essere considerata, allo stato attuale delle conoscenze, come una promettente opzione ricostruttiva riservata a pazienti accuratamente selezionati e gestiti in centri altamente specializzati. Ulteriori studi clinici prospettici e comparativi saranno indispensabili per definirne il ruolo nella pratica implantologica e ricostruttiva futura.
